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Pochi sanno che a Genova, cent’anni fa più o meno, aveva sede una casa editrice raffinata e intraprendente, i cui volumi oggigiorno sono inseguiti dai collezionisti.

Per esempio la fortuna editoriale di Salgari, del quale com’’è noto, si è celebrato da poco il centenario dalla morte, è dovuta anche a questo editore genovese, o meglio operante a Genova, che per molto tempo ha costituito un’’incognita per gli studiosi del celebre scrittore.

Parliamo di Anton Donath che occupava una posizione certamente ragguardevole nella vita culturale genovese di fine Ottocento. Nato a Berlino, nel 1857, lo troviamo attivo a Genova sin dal 1886, membro della Società Ligure di Storia Patria dal 1892. Era editore libraio in via Luccoli con un’’attività editoriale rivolta soprattutto ai giovani ed ai ragazzi. Da una lettera rintracciata recentemente da Felice Pozzo, decano degli studiosi salgariani, si ha la conferma del contratto che legò Salgari a Donath sino al 1902. Già nel 1895 e nel 1896 Donath aveva pubblicato due capolavori salgariani, I misteri della Jungla Nera e I Pirati della Malesia, ma nel 1898 Salgari lega tutta la sua attività letteraria a Donath, al punto che nel 1898, si trasferisce con la famiglia a Sampierdarena.  Per la prima volta, infatti, Salgari era riuscito ad avere un lavoro continuativo pagato con uno stipendio mensile, cosa che lo rassicurava anche in vista della nascita del terzo figlio. Ma dopo poco più di un anno Salgari tornò a Torino, allettato da una migliore offerta dell’’editore Bemporad, pure se continuò ancora per diversi anni la collaborazione con Donath curando la Biblioteca illustrata per la gioventù diretta dal Cav. Salgari e il settimanale da lui stesso fondato Per Terra e per Mare.
L’attività editoriale di Donath fu orientata anche verso opere di carattere ligure, come gli scritti di Arturo Issel o i saggi di Anton Giulio Barrili, o come le favole di Attilia Montaldo Morando, conosciuta come Fata Nix, o ancora le opere colombiane dello storico Henri Harrisse. Tuttavia intorno al 1915 egli cedette le proprietà letterarie all’’editore milanese Vallardi e da qui in poi le notizie su di lui si fanno scarse e contrastanti. Resta certa, come scrive Felice Pozzo, la sua presenza a Genova ancora nel settembre 1917, certificata da un atto di cittadinanza italiana avuto nel 1890, da lui inviato alla Camera di Commercio genovese per attestare la sua attività di libraio in via Luccoli.
Dopodiché per gli studiosi esisteva un vuoto: mancavano alcuni tasselli a completare la vita di questo personaggio che senza dubbio aveva animato la vita culturale genovese tra Otto e Novecento.

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Parlando col professor Giorgio Spina, dopo un suo articolo pubblicato sulla rivista genovese della So.Crem., siamo venuti al corrente di un suo ricordo d’’infanzia, quando da bambino negli anni Trenta, si recava col padre a trovare il vecchio amico paterno Anton Donath, che viveva con la moglie Ester a Roccatagliata in Val Fontanabuona. Qui Donath, secondo Spina, si era ritirato per dedicarsi alle ricerche archeologiche, sua antica passione. Spina ricorda vagamente quest’’uomo anziano che viveva lungo l’unica stradina del paese e col quale il padre parlava di libri.
È stato facile a questo punto ritrovare nel piccolo cimitero di Roccatagliata la sua tomba, dove Donath riposa accanto alla moglie Ester. Morì nel 1940 come attesta l’atto di morte conservato nel Comune di Neirone, al quale Roccatagliata appartiene. La moglie era scomparsa quattro anni prima.
Nel piccolo paesino è ancora esistente la casa dove visse, accanto alla quale c’è ancora l’’edificio dell’asilo infantile intitolato ad Anton ed Ester Donath. Possiamo pertanto presumere che a Roccatagliata il vecchio libraio seppe farsi stimare e conoscere, probabilmente rendendosi anche munifico verso l’’istituzione dell’’asilo. Forse, attraverso la memoria di qualche anziano del posto si potranno anche ricostruirne più dettagliatamente gli ultimi anni di vita.

Pierluigi Gardella

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